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Valdobbiadene cancella il prosecco?

Cancellare il prosecco docg per distinguersi dal doc.

Questa è stata la proposta di una cantina di Valdobbiadene, la Col Vetoraz, indispettita da quelle cantine che ritiene abusino della dicitura “Prosecco”, senza che ci sia sempre dietro una storia o una vocazione tali da non svalutare l’intero mercato. 

L’idea di Col Vetoraz, che ha già ricevuto appoggio da alcuni produttori della docg, sarebbe quella di utilizzare la dicitura “Valdobbiadene Docg” per differenziarsi. Alla base della questione c’è quindi un problema legato all’identità: d’altronde, se è  vero che il prosecco rappresenta il vino italiano più venduto al mondo, bisogna anche considerare che trattasi di un prodotto molto copiato e svenduto nei confini nazionali e non solo, mettendo così in difficoltà il nome e l’immagine de “Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, da pochi mesi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

 

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In sostegno della Col Vetoraz il disciplinare autorizza ognuno a scegliere di fare a meno della dicitura “Prosecco” sulla bottiglia e di indicare soltanto il nome della località, cosa che infatti, secondo un’indagine commissionata al Cirve, l’8% delle cantine di Valdobbiadene già fa, a volte a suo svantaggio dato che il prodotto non è più rientrato nei parametri della commissione del controllo qualità.

E’ necessario ricordare, seppur rispettando il disciplinare, che dieci anni fa, quando fu fatta distinzione all’interno del “Mondo Prosecco” tra doc e docg, i produttori dimostrarono grande coesione al fine di tutelare il proprio lavoro, la trasparenza sul mercato e il territorio, da coloro che avrebbero potuto abusare di un nome prestigioso per poi produrre in qualsiasi parte d’Italia o fuori dai confini nazionali.
Gli obiettivi furono raggiunti ampiamente e la produzione è aumentata tantissimo, così da lasciar pensare che abbia addirittura fatto del male, togliendo pregio all’immagine di quei vignaioli di Valdobbiadene che di quelle povere campagne venete del secondo dopo guerra seppero fare la forza trainante dell’economia della zona.

Mariano Vini, seppur non sia  intento a entrare nel merito di una diatriba fra produttori di un così importante patrimonio nazionale, ritiene che l’obiettivo debba essere sempre la tutela del “Made in Italy” dagli attacchi che vengono da chi tenta di ledere l’esclusività dei nostri prodotti ma senza dover denigrare il lavoro altrui, come forse Col Vetoraz rischia di fare, attaccando tante altre cantine che, come sicuramente lui fa, operano con l’obiettivo di favorire una sempre maggiore espansione in tutto il mondo di un bene tutto italiano come il prosecco.

 

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L'oro rosso della Lucania

Gli Aragonesi portarono nel Regno di Napoli, dalle colonie spagnole delle Antille, tutta la prelibatezza dei peperoni cruschi, ormai simbolo della cucina lucana. Non ci sono chiare motivazioni per cui il prodotto sia diventato tipico della sola Basilicata, la più plausibile può essere un clima più secco rispetto alle altre zone del Regno, il quale favorisce la lavorazione e la conservazione del prodotto.
A partire dal 1996, anno dell’assegnazione del marchio I.G.P., quando si sente parlare di peperoni cruschi viene spontanea l’associazione al peperone di Senise, un nota qualità di peperone particolarmente dolce e privo di acqua.
Sottoposto a uno shock termico, l’oro rosso viene raccolto in estate e sistemato, con ago e filo, in collane, le “serte”, e lasciato essiccare al sole. Il peperone seccherà naturalmente e, privato dai semi, verrà fritto in olio extravergine d’oliva.

 

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Fotografia di proprietà di Fotografando Basilicata


La conservazione può essere molto lunga, la cosa importante è che venga conservato in un luogo fresco e asciutto, in quanto è un prodotto che assorbe facilmente l’umidità.
Oggi i peperoni cruschi sono alla base di molte ricette lucane: ottimi per un aperitivo, da abbinare a salsiccia o soppressata lucane o ai grandi formaggi della regione, in Lucania vengono tuttavia utilizzati soprattutto per condire patate lesse o baccalà.
Sono anche uno straordinario condimento per la pasta.

Mariano Vini propone per i suoi clienti i migliori peperoni cruschi, quelli di Agricola Sud, giovane azienda di Senise che lavora il prodotto in maniera tradizionale guardando però al futuro, incoraggiando le nuove generazioni a continuare a credere in un territorio che, senza imprenditori affezionati alle proprie origini, sarebbe in balia dello spopolamento.

 

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Perché comprare su internet?

Sei alla ricerca di una buona bottiglia di vino per fare un regalo prezioso e gustoso e non sai se rivolgerti a un negozio fisico o a un e-commerce?

Porsi questa domanda è comprensibile, l’Italia è ancora molto indietro rispetto a una buona parte del resto del mondo occidentale quanto alla digitalizzazione delle PMI e questo non incoraggia il pubblico a fare la scelta a conti fatti più conveniente. 
I numeri tuttavia sono in netta crescita, nel 2019 risulta che il 65,5% degli italiani faccia o abbia fatto almeno una volta acquisti su internet, con una crescita significativa del settore eno-gastronomico pari al 18% rispetto al 2018 e la fascia di età più attiva in questo senso è quella che va dai 25 ai 34 anni.
Non deve stupire che il settore sia in avanzamento, è la legge stessa ad agevolare chi acquista su internet perché il Codice del Consumatore prevede che un acquirente abbia diritto a restituire l’oggetto acquistato sul web entro 14 giorni, anche se integro e del tutto fedele alla descrizione fornita dal sito, il classico soddisfatti o rimborsati che tanto sentiamo nominare in TV fin dagli albori ma che su internet è legge.
Non bastasse il diritto di recesso, comprare su internet è tendenzialmente anche più economico.
La compra-vendita su internet è un vantaggio anche per chi offre un bene o un servizio.
L’e-commerce è in continuo sviluppo, nel 2012 aveva già raggiunto un numero di transazioni per un valore di 1000 miliardi di dollari americani e si stima che entro 10 anni si raggiungerà la soglia di 3500 miliardi, dunque questo rappresenta un mercato galoppante che prima o poi renderà obsoleti i classici negozi fisici.
Ma perché questa crescita e quali sono i vantaggi di chi vende?
Sul perché della crescita la risposta sta nelle agevolazioni che ha chi compra e di cui abbiamo parlato prima, chi vende su internet, invece, ha il vantaggio significativo di poter essere aperto sempre, 24 ore su 24 e tutti i giorni dell’anno.
Un altro vantaggio sostanziale sta nella possibilità che ha un imprenditore di aprirsi una finestra sul mondo e vendere su scala globale, mentre un negozio fisico è costretto a limitarsi a una cerchia di pubblico locale.

 

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I vantaggi, ovviamente, crescono per chi, come Mariano Vini, decide di entrare nel mercato di internet con un proprio sito, così da poter evitare di dover sottostare ai grandi marketplace che altro non fanno se non lucrare sul lavoro e sullo spirito imprenditoriale altrui.
L’e-commerce, in conclusione, è il futuro del mercato: rappresenta per gli acquirenti l’opportunità di comprare tutto ciò che vogliono in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo si trovino, l’ambizione di ogni imprenditore che non vuole accontentarsi di offrire la sua merce a un bacino di utenza ristretto e nondimeno un’offerta di lavoro per moltissime persone  in un settore futuristico e florido.

 

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