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Prosecco: guida pratica per sceglierlo bene e non farti fregare

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Sai già come riconoscere un buon Prosecco? Probabilmente no — e non è una colpa. Il mercato è saturo: ogni anno vengono prodotte oltre 600 milioni di bottiglie, e tra DOC, DOCG, Brut, Extra Dry e Treviso si apre un labirinto in cui è facilissimo perdersi — e pagare troppo per qualcosa di mediocre. Noi di Mariano Vini lo vediamo ogni giorno: chi compra vino online spesso non sa da dove cominciare. Questo articolo nasce per cambiare le cose.

Il colore, il profumo, il perlage: i segnali da non ignorare

Immagina di essere al bancone di un’enoteca con un calice in mano. Il primo esame è visivo: il colore deve essere giallo paglierino luminoso, mai torbido o spento. Le bollicine — il perlage — devono salire fini e continue; se scompaiono in pochi secondi, quello che hai davanti è probabilmente un Prosecco stanco o mal conservato. Poi avvicina il naso: fiori bianchi, mela verde, pera matura. Se senti qualcosa di piatto, pesante o eccessivamente alcolico, rimetti giù il calice.

In bocca, la parola d’ordine è equilibrio: freschezza acida da una parte, morbidezza dall’altra. Niente eccessi di dolcezza, niente spigoli. Capire come riconoscere un buon Prosecco passa anche dall’etichetta: cerca la denominazione DOC o DOCG, il metodo Charmat e il nome del produttore. Non è burocrazia — sono le tue garanzie.

Come riconoscere un buon Prosecco partendo dall’origine

Il Prosecco nasce tra le colline di Treviso, Belluno, Vicenza e Trieste. Al vertice della qualità c’è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, con il suo gioiello — il Cartizze — prodotto su appena 107 ettari dichiarati Patrimonio UNESCO nel 2019. La denominazione DOC, più ampia, abbraccia nove province del Nord-Est con un profilo più accessibile ma comunque affidabile.

Il vitigno è il Glera, almeno per l’85% dell’assemblaggio. La seconda fermentazione avviene in autoclave con il Metodo Charmat, che preserva la vivacità aromatica tipica di questo vino — ed è esattamente ciò che lo rende così immediato e piacevole da bere.

Tre cose sul Prosecco che probabilmente non sai

Prima cosa: il nome “Prosecco” non deriva da un vitigno ma da un piccolo borgo carsico vicino Trieste — Prosecco, appunto — dove si produceva un vino locale già nel Cinquecento. Il vitigno si chiamava Prosecco fino al 2009, poi è stato ribattezzato Glera proprio per proteggere la denominazione geografica da imitazioni straniere. Una mossa legale, non enologica.

Seconda: esiste un Prosecco Col Fondo — rifermentato in bottiglia, torbido, senza filtraggio — che non ha niente a che fare con l’immagine patinata che il marketing ha costruito intorno a questo vino. È rustico, complesso, imprevedibile: l’opposto del Prosecco da aperitivo. Terza cosa: sapere come riconoscere un buon Prosecco significa anche conoscere la gradazione giusta — tra 11° e 12° — perché sotto soglia spesso si tratta di vini corretti industrialmente, non di qualità naturale.

Vuoi mettere in pratica quello che hai letto? Sul sito di Mariano Vini trovi una selezione di Prosecco scelti uno a uno — con schede dettagliate, note di degustazione e spedizione direttamente a casa tua. Sfoglia il catalogo e scegli quello che fa per te.

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